Sapete che cosa mi fa venire in mente questa storia dei fannulloni e questa insistenza ormai monotematica, da parte di tutti, sulla valutazione delle prestazioni nella PA ? Che ancora una volta, come nelle migliori tradizioni italiane, ci stiamo occupando degli effetti e non delle cause.
La faccenda mi ricorda quei manager vetusti e un po’ alla carlona, conosciuti quando avevo i pantaloncini corti , durante i primi anni della mia lunga esperienza nelle Direzioni del Personale delle grandi aziende industriali . Passavano, barricati nei loro uffici, il loro tempo a consultare tabelle e tabulati di dati: rendimenti, quantità di prodotto, ore lavorate, assenteismo, andamento del costo delle retribuzioni, registrando, allarmati, periodici peggioramenti . E poi chiamavano i sindacati perchè la forza lavoro , dicevano , era fuori controllo. Convocavano i capi contro i quali tuonavano accusandoli di lassismo. ( ricordo che una volta un vecchio manager ora passato a miglior vita scoppiò in un fragoroso : voi non siete dirigenti , siete le mamme dei vostri collaboratori ! ). Si facevano riunioni interminabili, tese e fumose che finivano con la decisione di rivedere ed inasprire tutti gli obiettivi formali, quelli sulla carta : aumentare la quantità di lavorato, diminuire i costi di struttura, impegnarsi a ridurre l’ assenteismo di x % ecc. E giù riunioni a cascata negli uffici, nelle quali si alzava anche la voce . Poi ognuno al suo lavoro come prima, senza un piano di cambiamento , senza un programma di interventi .
Naturalmente, ai successivi controlli i dati risultavano ulteriormente peggiorati. E arrivavano i primi tagli, inesorabili. Si cominciava dai costi delle staff, ( la formazione prima di tutto , vedete che strano, a rimetterci per prima è sempre la conoscenza… ), ma siccome non succedeva un bel niente , arrivava puntuale il crac e quindi la cassa integrazione, le cessioni di rami di impresa e compagnia bella . Badate , sono storie vere, ma non farei mai nomi né di persone, né di aziende. Anche se cisono stati manager che su queste manfrine hanno, immeritatamente, fatto grandi carriere.
A voi non sembra che Il clima di questi mesi attorno ai problemi della PA ricordi un po’ le vicende che vi ho narrato ? A me si . L’ analogia più vistosa riguarda l’ assenza eclatante di una visione organica e nitida del problema PA e soprattutto realistica. Sembra che la inefficacia e la bassa qualità della più rigida e burocratizzata amministrazione del mondo occidentale, dominata, nell’ epoca di internet, dal pensiero unico giuridico-amministrativo, oberata da regole e vincoli di ogni genere, che deve agire sotto la spada di damocle di una selva di ricorsi , che non può scegliere i suoi uomini, che non può far fare carriera alle risorse migliori, nella quale, forse unico posto nel pianeta, manager e collaboratori possono essere rappresentati dagli stessi sindacati , debba essere superata solo e sostanzialmente incrementando l’ intensità di lavoro delle persone.
E quindi : riduzione dell’ assenteismo , valutazione delle prestazioni a tutti i livelli, premi, punizioni….incentivi e sanzioni. E’ come se , ritrovandosi in mare con una vecchia carretta, se ne volesse aumentare la velocità raddoppiando i turni dei macchinisti e minacciando di licenziare il comandante se non arriva in tempo al prossimo porto. Verrebbe da chiedersi in quale mondo vivono i promotori di questa che ormai sembra essere diventata una vera e propria ideologia, una specie di giacobinismo populista dalla forte presa mediatica.
Ma come, in Francia, nella patria della cultura amministrativa, si parla di modificare gli assetti di base , le regole del gioco fondamentali della PA ( non a caso nella commissione Attali chiamano Bassanini e non Brunetta ) e qui da noi si pensa di traghettare il nostro sistema pubblico nella società della conoscenza con i tornelli e con le agenzie di valutazione, e centralizzate per giunta, perche se no , a livello locale fanno i furbi. Ah dimenticavo, tornando alla metafora di prima: e’ come se, avendo in mare uno sciame di vecchie carrette simili a quella di prima , non essendo riusciti a migliorarne la velocità obbligando marinai e comandante a lavorare di più, si spendessero soldi ed energie, piuttosto che nel migliorare la flotta , nel comprare un sofisticato sistema satellitare centralizzato per governarne rotta e velocità, perché così fanno in Inghilterra, per esempio.
Ma qui finisce l’ analogia con il raccontino aziendale di cui sopra e arriva il fatto inedito: L’ ideologia corrente indulge nella spettacolarità e nella mistificazione del dato di realtà , cosa che i vecchi manager industriali che ho conosciuto non sapevano fare, poveretti.
Essa propone come soluzione al problema il problema stesso . Che paradosso ! E mi spiego. Qui certe idee passano come se fossero una novità assoluta, come la tanto attesa stretta di vite in grado di efficientare il lavoro pubblico. Ma forse non tutti sanno che da anni dirigenti, funzionari e impiegati della PA vengono sottoposti a valutazione della prestazione, attraverso sistemi più o meno sofisticati, fino alla ossessione, compreso le segretarie e che in molte realtà la parte di retribuzione assegnata in funzione della valutazione è rilevante.
Il fatto è che il sistema non ha funzionato perché è diventato una routine burocratica . Sono quasi tutti ottimi e buoni i dirigenti italiani e così i loro funzionari. La risposta è stata l’ appiattimento verso l’ alto, visto anche il grande potere contrattuale degli uni e degli altri. Ma la proposta che il ministro ha in serbo, ci è dato di sapere, è molto simile a quella dei senatori del PD . Allora rendiamo più oggettiva la valutazione, più esterna, meno manipolabile. Facciamola fare ad una centrale nazionale. Un po’ come si pensa per i concorsi universitari. Centralizziamo. E se questo non basta sorteggiamo le commissioni e se nemmeno questo dovesse bastare facciamo un’ Agenzia nazionale . Come si vede non c’ è limite alla escalation centralistica: controlli dei controlli, dei controlli. Poi magari l’ Università muore.
Ma io vi chiedo: che cosa sarebbe invece successo se gli elefantiaci processi di valutazione in atto da anni avessero davvero prodotto le diversificazioni che tanto attendiamo ? Nulla probabilmente. Perché nella PA non ha molto senso che uno ti giudichi bravo piuttosto che mediocre. Perché si fa carriera per concorso e i significativi incrementi retributivi si hanno nei passaggi di categoria ( anche quelli per concorso ) . Perché ci si sposta dal basso verso l’ alto passando da una amministrazione ad un'altra per concorso. Perché, magari, se sei stato un ottimo funzionario della sanità nella regione Lazio per diventare Dirigente devi rispondere ad un bando concorsuale della Regione Puglia, dove non sei nessuno e dove, giustamente, forse manco ti vogliono. Questo è il punto. In queste condizioni. Qualunque sistema di valutazione del merito diventa, con il tempo, un freddo procedimento cui ottemperare. E si attesta verso l’ alto per di più, specie se gli "incentivati" sono anche rappresentati. Ma questa è storia delle organizzazioni.
La morale è chiara. La cultura del merito e quindi delle differenze , come dell’ equo rapporto tra capacità e ruolo può attecchire in un posto in cui il merito può essere davvero corrisposto ( il fatto che sia rilevato è solo un mezzo ) , ovvero in un posto in cui c’ è qualcuno che può scegliere te , proprio te, per quello che vali, per l’ esperienza che hai, per la cultura professionale che possiedi. Questa è , alla fin fine, l’ unica vera ragione per la quale , la produttività del privato è qualche anno luce più avanti di quella pubblica. Ci rifletta il Ministro Brunetta che vuole , giustamente , ridurre le differenze tra questi due mondi.
Bartolo Costanzo