Home
  News
  Aderisci al circolo
  Libri ( s ) consigliati
  I nostri link
  Libri sul PD
  Contributi
  Mappa Sito
  Contatti
 

Blog in Home Page
 » Storie di vita dalle 4 giornate di Napoli
 » Galli Della Loggia: La corruzione e le sue radici
 » Aldo Schiavone: La corruzione soffoca la democrazia
 



L' Università come sistema
16 Dicembre 2008 12:04:50 Invia il tuo commento

La Campania è la regione con la più alta densità di sedi universitarie. La Federico II ha 5 sedi distaccate; la seconda università 10, tra cui Benevento, dove c’ e anche l’ unisannio, e Salerno; la Parthenope 3. L’ università di Salerno ha , a sua volta, altre 3 sedi e la città ne accoglie anche una del Suor Orsola Benincasa che ha la sua localizzazione principale a Napoli, dove c’ è anche l’ Orientale. In Campania agiscono anche 2 università telematiche, la Pegaso, nel capoluogo e la Giustino Fortunato a Benevento. In tutto vi sono 32 sedi universitarie.

La dispersione delle sedi e dei corsi di laurea è il sintomo, tra le altre cose, della mancanza di reciprocità ed interdipendenza tra gli Atenei e rimanda alle carenze del nostro meccanismo di governance che vuole che le singole università agiscano come monadi, separate le une dalle altre. Ma è anche il sintomo del fatto che non c’ è una politica pubblica nazionale e soprattutto locale che veda le università come un sistema integrato.

La proliferazione di sedi e di corsi di laurea non è un male in sé . Diventa una criticità quando all’ interno di un territorio genera sovrapposizioni inutili o vuoti inspiegabili Gli. interventi basati su tagli generalizzati e drastiche riduzioni risulterebbero però profondamente sbagliati perché il problema non è diminuire la quantità dell’ offerta universitaria e la sua copertura territoriale ma è quello di innalzare drasticamente il grado di integrazione ed interdipendenza all’ interno di questa offerta.

C’ è quindi un livello interuniversitario della sfida per generare qualità della didattica e della ricerca ed aumentare l’ efficienza : le sinergie. Questo livello è ancora quasi del tutto inesplorato. Il suo terreno di applicazione sarebbe la dimensione regionale o quella dei significativi corridoi interregionali, mentre il sistema di governance oggi applicato da tutte le politiche verso l’ università è fortemente verticistico e accentrato, in netta contraddizione con quel processo di decentramento ormai già da tempo avviato in altri campi del sistema pubblico. Basti dire che solo l’ 8 % dell’ intera spesa pubblica per la ricerca viene sostenuto dagli enti locali.

La sinergia significa gestire le scelte all’ interno delle singole autonome università con il criterio di evitare sovrapposizioni e sprechi nel sistema globale degli atenei regionali. Significa costruire terreni di integrazione con l’ obiettivo di collegare e sommare le risorse strumentali e di conoscenza per sviluppare progetti di ricerca comuni, con reciproco vantaggio perché si diventerebbe più attrattivi nei confronti dei finanziatori pubblici , a tutti i livelli, dall’ Europa alla Amministrazione locale e dei finanziatori privati favorendo anche la concentrazione sul territorio di poli produttivi e di servizi avanzati. Le università potrebbero mettersi insieme per dar vita a centri e strutture di alta formazione ( dottorati specialistici, master, scuole di alti studi ), quelli di cui il mezzogiorno è privo, che ciascuna per se non è in grado di costituire per l’ esiguità delle risorse finanziarie e infrastrutturali.

L’ affermazione di una tale prospettiva è legata a due fattori, il primo endogeno e l’ altro politico. Servirebbe una nuova capacità degli atenei di autoriformarsi creando tra di loro una rete di relazioni e di interdipendenze decionali prima e operative dopo che potrebbe avere nella Conferenza regionale dei Rettori il centro di propulsione e la cabina di regia. Occorrerebbe però farne evolvere la missione ed il tono. Servirebbe inoltre, per supportare questo processo, una centrale di elaborazione di idee e proposte da attingere e veicolare da tutto il corpo delle università campane. Potrebbe aiutare in tal senso la costituzione di un Team permanente per l’ integrazione e la qualità formato da due esperti per Ateneo . Questo Team potrebbe interfacciare efficacemente il costituito Comitato Regionale di indirizzo e programmazione previsto dalla Legge regionale sull’ Università e collaborare alla stesura del Programma triennale degli interventi contemplato dalla stessa Legge citata.

Si renderebbe però necessario, parallelamente, sviluppare una più forte e marcata politica pubblica regionale per l’ Università , anch’ essa impostata sulla valorizzazione delle sinergie . Magari concepita anche attraverso la logica dei sostegni selettivi che intanto potrebbero premiare proposte e soluzioni basate sull’ integrazione nella ricerca e nella didattica , soprattutto di alta formazione e potrebbero fornire incentivi a quegli Atenei che decidono di eliminare elementi di sovrapposizione o conflitto con gli altri. L’ Amministrazione regionale, inoltre potrebbe farsi carico efficacemente di promuovere e caratterizzare programmi di integrazione interregionale.

Bartolo Costanzo
1 commenti presenti
franco Cuomo
28 Novembre 2008 17:58:31
Invia il tuo commento
 fino all'anno scorso ero un contrattista, diciamo che tra contratti, borse di studio, collaborazioni sono stato nell'università dal 1986 a l'anno scorso. Tre concorsi fatti - non vinti- dieci libri pubblicati solo con la mia firma, molta didattica frontale sulle discipline più disparate. Molti miei studenti oggi sono associati erano figli di...nipoti di....Fortunatamente ero e resto un funzionario della pubblica amministrazione, altrimenti sarei morto di fame.La ricerca, i viaggi studi me li sono sempre pagati con i miei soldi, mentre i contratti fatti mi hanno permesso di pubblicare- fortunatamente- non a mie spese. Si, questa università italiana è un sistema, ma lo è alla maniera di Saviano.Ma forse non ero bravo e forse è stato meglio così per gli studenti e per la ricerca.La Campania ha il più alto numero di atenei sul territorio, ma qual'è l'eccellenza della ricerca? Quale università straniera cita l'università di benevento o quella del sannio o la partenope? Il punto caro Ernesto è che questi atenei sono nati per sistemare tutti i figli e i nipoti e i parenti di...una complessa rete di favori e di poteri locali nei quali dell'università come centro di ricerche libere e di didattica e fruizione del sapere non c'è il più pallido ricordo. Ora poi tutta questa menata sulle cattedre inutili, come se dovessero andare avanti solo quelle che producono know how per l'industria:ho sentito "autorevoli" commentatori televisivi ( purtroppo oggi sono autorevoli solo quelli)meravigliarsi che si potessero prevedere fondi per corsi tipo:"Storia della cultura visiva indo iranica" o " Semiotica del teatro No nel periodo della restaurazione Meiji", come se-per esempio- non bastassero già tutti i soldi che si "affoga" la ricerca farmacologica o le richieste dei e delle mille Marcegaglie fameliche che abbiamo in Italia . Nessuno ha ricordato che l'università è nata per la circolazione del sapere e non per diffusione di centri di potere. Purtroppo oggi è solo questo e non basteranno riforme - quelle del centro sinistra erano vergognose parimenti a quelle di questo centro destra- che potranno cambiare questo stato di cose a meno di non rendere competitiva l'università italiana con gli altri centri di eccellenza della ricerca nel mondo.



 
 
 
Viaggio nell' economia campana
Rapporto sul Mezzogiorno
Archivio
Ripensare Napoli
Osservatorio sullo sviluppo
Scuola
Università & ricerca
Documenti sull' Università
Innovare la politica
Napoli vista dal Bilancio Comunale
FacebooK - SOS P.A.
Obama in Egitto
 
   

E-mail: enuove@gmail.com
Realizzazione web by euchia