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Le leggi raziali del Governo Bossi-Berlusconi

Ci auguriamo che il Parlamento italiano non voglia macchiarsi, dopo settant’anni, promulgando di nuovo una legge razziale. Perché di questo si tratterebbe se il Senato della nostra Repubblica confermasse il disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati nel quale si concede la possibilità ai medici di denunciare gli immigrati clandestini che ricorrono alle loro cure.

Provvedimento tanto più odioso e vile perché approfitta della debolezza della malattia.

Non vogliamo nemmeno commentare le obiezioni di chi teme che, sottraendosi alle cure per timore delle denunce, gli immigrati possano diffondere malattie o epidemie fra la popolazione italiana. E nemmeno vogliamo preoccuparci di quella che sarà, certamente sarà, la reazione, brusca, che prima o poi si scatenerà tra gli immigrati regolari, come già è accaduto nelle periferie di Parigi.

Non vogliamo commentare tutto ciò perché la questione che si pone è una questione di principio, di principio morale profondo e sentito.

E ci fa piacere di aver constatato che i vescovi, i medici cattolici e il laico Ordine dei medici hanno immediatamente reagito contro il decreto.

La legge dunque rimarrà sulla carta, inapplicata, mentre il nostro Parlamento e dunque il nostro paese avrà perso onore e fiducia nel consesso internazionale.





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