L’ elezione a segretario di Pier Luigi Bersani pùò rappresentare il superamento tanto atteso, di questa lunga e arrancante fase di gestazione del Partito Democratico . L’ uomo reca con se esperienza, concretezza , solidità politica. Ma è anche stato il ministro delle liberalizzazioni in un Paese in cui anche la destra del fare e lasciar fare si dimostra foriera di vincoli e barriere di ogni genere.
Insomma il profilo del nostro nuovo leader annuncia, speriamo, la stagione delle ripartenze. Caratterizzata dal ricentraggio sui problemi veri che affliggono la socieà italiana , dopo la sbornia di retorica e di nuovismo, qualche volta soltanto spettacolare, con tanti liderini inventati, dalla quale comunque abbiamo imparato anche cose importanti che adesso non dobbiamo buttare alle ortiche. Basata anche su di una ritrovata spinta al radicamento tra la gente che deve però assumere un nuovo profilo e deve reggersi sulla maturazione di un modo di fare politica nei territori che non può più essere soltanto quello che ci viene dalle tradizioni che abbiamo nel nostro apparato genetico. Vista anche la rilevanza ormai assunta dal popolo dei non iscritti e dalla sua voglia di partecipare e di esserci. E che deve soprattutto chiudere con quella deriva di separatezza, cesarismo oligarchico, spocchia malriposta, sordità ed afasia così invisa alla gente, nella quale ancora navigano in troppi tra quadri ed esponenti locali.
Certo Bersani viene da quel profondo ed importante milieu politico culturale che appartiene alla sinistra riformista più avveduta e moderna, solcata da sicure e visibili venature liberali, non inscrivibile nei soli confini dell’ esperienza Pci- Pds – Ds. E questo ci piace molto e ci rassicura.
Nessuno creda però di poter ridimensionare e cacciare nell’ angolo le altre culture politiche che compongono il nostro mosaico: quella cattolico sociale, quella liberale, quella radicale. Ma soprattutto nessuno creda di poter mettere sullo sfondo e nascondere i vuoti di visione politica, e di idee e il deficit di sintonia con i bisogni e le domande dell’ Italia profonda che ancora stanno lì vistosi, davanti a noi.
Siamo appena entrati probabilmente in quello che sarà un lungo guado, e non scontato, verso una nuova idea di centro sinistra e di sinistra . Senza la quale le nuove alleanze e la ripresa di schieramenti collaudati saranno solo vecchia politica. C’è bisogno di un rinnovamento radicale, persino epocale della nostra posizione e delle nostre proposte verso il lavoro, la crescita, l’ eguaglianza, la libertà, il welfare, la vita, l’ ambiente. Tale da mettere in torsione e in tensione tutte le culture che ci portiamo dietro.