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Alla scuola è rimasto solo il grembiulino?

Siamo abituati, ciclicamente, a ricevere notizie circa la crisi della scuola italiana. Il che ci ha, per così dire, assuefatti e rassegnati.
Un po’, diciamolo fra noi, pensiamo tutti che, in fondo, nonostante la crisi, la scuola c’è, come c’è la mamma, come c’è la Rai, come c’è il campionato di calcio.
Eppure, prima o poi, arriva un momento a partire dal quale la crisi precipita.  Il livello medio tollerabile si abbassa sotto la soglia massima e, quasi senza che ce ne si accorga, ci si trova retrocessi in serie C. Senza un particolare trauma o un evento clamoroso. Così, strada facendo.
Credo, infatti, che i genitori non sappiano, e quindi non si stiano rendendo conto, di cosa sta per accadere nelle scuole medie inferiori napoletane.  In ogni sezione ci sono due docenti di lettere che si dividono l’orario sulle tre classi. Il  docente che insegna lettere in terza ha un orario settimanale pieno, ossia  di diciotto ore, mentre il collega, in linguaggio tecnico quindicista, ha un orario di quindici ore, che dovrà completare rimanendo a disposizione della scuola per eventuali supplenze o per attività programmate e concordate con il Dirigente.
Ora, per effetto di diversi interventi stabiliti vari anni fa ma mai attuati fino ad oggi, che prevedevano l’abolizione dei quindicisti  e la contemporanea riduzione delle ore di italiano e geografia in ogni classe, la scuola media si trova a dover ridurre l’organico  di un docente di lettere ogni due sezioni.
Cosa significa questo per noi profani e in concreto? Significa che centinaia di incaricati, i precari, perderanno il posto. Per precari non bisogna immaginare giovani venticinquenni, ma quasi sempre quarantenni che da anni lavorano, mantenendo la famiglia, in attesa del contratto definitivo. Una tragedia, soprattutto in un periodo di crisi, in cui c’è il caso che anche il coniuge, occupato in altro lavoro, possa perdere il posto.
Ma in tutte le scuole di Napoli e provincia, oltre ai precari, molti docenti di ruolo, ultracinquantenni di lunga esperienza, si troveranno senza classe. Non possono, grazie a Dio, essere licenziati, ma verranno sballottati da Istituto ad istituto, con ogni probabilità ancora più lontano da casa,  senza sapere bene quale sarà il loro destino.
Fin qui il problema dei docenti. Che ce ne frega? Penseranno in molti. E qui è l’errore, perché sono i professori dei nostri figli, i quali si troveranno senza i loro docenti di riferimento. In qualche caso, passatemi la battuta, sarà anche meglio. Ma, generalmente, è un danno grave, che si arreca soprattutto ai ragazzi più piccoli.
Ancora. Un corpo docente demotivato, frustrato e, fra poco, anche finalmente incazzato, finirà col rispettare le regole astratte del lavoro (puntualità, carte in ordine, etc), quelle che piacciono a Brunetta, ma non ci metterà più certamente il cuore, la passione, l’intelligenza che, bene o male, fino ad ora ci aveva messo, pur se in condizioni certamente sempre meno favorevoli.
Se si pensa poi che, per effetto degli ultimi interventi gelminiani, le scuole non hanno nemmeno più i soldi per comprare la carta igienica e il vecchio gesso (altro che computer!), si comprenderà quanto, e quanto profondo, sia il declino sostanziale di quella che fu la grande scuola pubblica italiana. Siccome i guai non vengono mai da soli, vi si è aggiunta l’iniziativa del ministro Brunetta, per cui le scuole sono costrette a mandare la visita fiscale anche per un solo giorno di assenza. E sono costrette, inoltre, a pagarle dai loro esigui bilanci.
Insomma, il default della scuola mentre Dai talk show il ministro ci racconta come fustiga i fannulloni fra il plauso generale di un pubblico televisivo da circo massimo di neroniana memoria.
I docenti, ormai rassegnati, si ribellano poco. Ma sarebbe il momento che si ribellassero i genitori. Che lasciassero da parte i vecchi luoghi comune che per anni le televisioni hanno diffuso e ritornassero ad allearsi con i docenti dei loro figli.
Mi augurerei che il Partito democratico, che ha ritrovato in questi giorni  nuovo slancio e  nuova capacità di iniziativa, possa svolgere quell’antica funzione della politica che oggi ridiventa attuale. Quella funzione informativa che va al di là delle battaglie che si combattono nelle aule parlamentari. Insomma, se potessimo vedere qualche militante che, fuori ad una scuola, faccia volantinaggio, qualche giovane precario iscritto al Pd che si incateni davanti al Ministero della Pubblica Istruzione.
Chissà. A furia di dirlo, può darsi che qualcosa accada.

 Ernesto Paolozzi

·        da “la Repubblica-Napoli” del 14.03.2009 http://napoli.repubblica.it

 

Cara Europa, quando si è con l’acqua alla gola, non solo in mare ma anche in politica si gridano anche frasi sconnesse. Ma che interesse ha la signora o signorina Gelmini, ministro della scuola per meriti di genere, a prendersela ora con i presidi, definendoli «bugiardi»? Bugiardi perché, sulla cosiddetta riforma della scuola, farebbero «controinformazione politica»? Si può sparare a zero su intere categorie di cittadini, pubblici dipendenti fannulloni, insegnanti lavativi, presidi agit-prop? Nell’edizione napoletana di Repubblica vedo l’articolo, che vi accludo, del professor Ernesto Paolozzi sullo stato della scuola qual è. Se lo ritenete utile, fatene circolare il contenuto.

Roberto Filacchione - Napoli

Caro Filacchione, l’onorevole Gelmini, di cui ho recentemente e insolitamente condiviso e lodato un’iniziativa, quella sul voto in condotta, è stata definita dal premier a Cernobbio «determinatissima»: e dunque deve dimostrare con le parole (se no, come?) di meritare il riconoscimento del padrone. Bacchetta i presidi perché «remano contro il governo», forse non legge sui giornali le ragioni di quel preside campano che, costretto a ristrettezze inconcepibili in un servizio pubblico, si rifiuta di firmare il bilancio del suo istituto; o di quegli amministratori Pd, leghisti e perfino Pdl di tutta Italia che denunciano d’avere le casse comunali e provinciali piene di euro e ma di non poterli spendere – causa patto di stabilità – per scuole cadenti, strade sconvolte, torme di randagi da catturare, forniture da pagare. E dà l’insufficienza al Pd, che «cavalca una protesta creata ad arte».
Vedremo oggi, con lo sciopero della scuola proclamato da Cgil e Gilda, a chi andrà l’insufficienza. Vedremo se hanno torto Franceschini a denunciare la prossima chiusura delle scuole dei piccoli comuni; e Fioroni a spiegare che «con scuole senza fondi e tagli al personale, la chiusura delle scuole dei piccoli comuni è un dato inevitabile. Basta che il ministro legga le cronache locali dei giornali». La ringrazio dunque di averci mandato proprio una cronaca locale, peraltro di una metropoli. Scrive il professor Paolozzi, docente di filosofia morale all’università di Napoli: «Credo che i genitori non sappiano e quindi non si rendano conto di cosa sta per accadere nelle scuole medie inferiori napoletane».
E glie lo fa sapere lui, ricordando che nelle medie ogni sezione ha due docenti di lettere, uno con orario pieno (18 ore settimanali) l’altro con orario ridotto (15 ore, donde i “quindicisti”). Con la riduzione delle ore di italiano e geografia, l’istituto dovrà eliminare un quindicista ogni due sezioni. Costoro, in quanto precari, perderanno il posto, pur essendo diventati quarantenni e con famiglia in attesa di contratto definitivo. Insieme a loro, molti docenti di ruolo, anche ultracinquantenni di lunga esperienza, si troveranno senza classi e saranno sballottolati dove il caso vorrà.
Affari loro, dirà la solita plebe di piazza Venezia, e invece sono affari di padri e madri, perché saranno i loro figli a risentire gli effetti dello tsunami. Può darsi che docenti così maltrattati finiscano col fare finalmente contento Brunetta, che li vuole puntuali ai tornelli, con le carte in ordine e con l’influenza controllata dai medici fiscali, pagati dall’istituto squattrinato; ma perderanno la passione e l’intelligenza. Così, grazie alla trimurti Tremonti-Brunetta-Gelmini, le scuole stanno facendo appelli a famiglie e docenti per comprare carta genica e gessetti (altro che computer). E se l’Onda che fu momentaneamente degli studenti venisse cavalcata dai genitori? Già oggi potremmo averne un annunzio. Il professor Paolozzi auspica che il Pd, che «ha ritrovato nuovo slancio e nuova capacità organizzativa», svolga nelle scuole e nella società quella «funzione informativa», perfino militante, che è il cuore della democrazia.
Anche a costo di costringere la ministra ad asciugarsi qualche lacrimuccia col grembiulino.

Federico Orlando su "Europa"

http://www.europaquotidiano.it/site/engine.asp

 





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