Se questa è scuola
Nelle ultime settimane il mondo della scuola e dell’università è in agitazione: occupazioni, cortei, scioperi e manifestazioni hanno visto uniti nella protesta non solo gli studenti di diverso orientamento ideologico, ma anche i docenti e più in generale il personale scolastico.
Si è trattato di una protesta improvvisa e spontanea esplosa a seguito delle proposte del ministro Gelmini ( decreto legge n.137 del 1 settembre 2008), convertito poi nella legge n.169 a fine ottobre in seguito all’approvazione definitiva da parte del Senato.
L’onda della protesta ha colto alla sprovvista anche le forze dell’opposizione politica e ha aperto uno squarcio nel clima di idillio tra il Paese ed il governo, idillio che ha caratterizzato lo scenario politico italiano dalla nascita dell’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi come confermavano i vari sondaggi che si sono susseguiti nei mesi scorsi.
La protesta, che vede accomunati scuola e università, studenti e docenti, sembra non volersi arrestare con l’approvazione della legge. E’ utile, quindi, chiarire le scelte che hanno contraddistinto l’azione del governo, limitando, per ora, il campo a quello della scuola.
Sembra opportuno fare una premessa. Gli esponenti di tutti gli schieramenti politici hanno sempre sottolineato, nelle loro dichiarazioni, il ruolo centrale e strategico che la scuola, l’università e la ricerca hanno nello sviluppo economico e civile di una nazione, l’importanza degli investimenti tesi alla formazione ed alla crescita del cosiddetto capitale umano. Se questo è vero, ecco che tutto ciò trova una clamorosa smentita nelle decisioni legislative assunte fin qui dal governo, non solo e non tanto, come vedremo, con la legge 169, ma con gli interventi ben più sostanziosi assunti con la legge 133 del 6 agosto 2008 che ha convertito in legge il decreto legge 112 del giugno scorso.
In sostanza, si può, infatti, affermare che le norme citate non configurano nessuna ipotesi di riforma scolastica, non propongono un diverso, sia pure l’ennesimo, modello didattico educativo coerente ed efficace, come pure il ministro e la maggioranza governativa vorrebbero far credere agli italiani. Dopo la proposta dell’uso del grembiule lanciata dal ministro Gelmini durante l’estate si sono aggiunti alcuni provvedimenti, contenuti nella legge 169, rispondenti ad una logica di “ritorno all’ordine”( qualche esponente della maggioranza ha usato l’espressione “ è finita la ricreazione”) tipo il voto in condotta che diventa influente per la valutazione finale dell’alunno, il ritorno al voto espresso in numeri che sostituisce il giudizio, la necessità della media del 6 per ottenere la promozione e l’ammissione all’esame di Stato. Ma al di là di questi provvedimenti di facciata, pur condivisibili in alcuni casi, e che nelle intenzioni ministeriali dovrebbe costituire una risposta al dilagante fenomeno del bullismo nella scuola, l’intera manovra si configura come un colossale taglio di risorse economiche e lavorative dettate evidentemente dal ministro Tremonti che ha scelto di affrontare la crisi economica, che lui stesso si è vantato di aver intravisto per tempo, con politiche economiche di tipo deflazionistico.
In questa chiave va letto un altro provvedimento contenuto nella legge 169: il ritorno, dal prossimo anno scolastico, al maestro unico con un orario settimanale di 24 ore e che dovrebbe insegnare anche l’inglese con conseguente riduzione del numero degli insegnati specialisti di lingua inglese, come prevede lo Schema di piano programmatico adottato dal ministro Gelmini di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Tale piano programmatico si ricollega all’art. 64 della Legge 133 dell’agosto scorso. Per ottenere una riduzione generalizzata delle spese nel settore dell’istruzione vengono previste una serie di misure che rappresentano una sostanziale sottrazione di risorse e di opportunità che contrastano con l’obiettivo di sostenere una scuola di qualità.
Vediamo le principali misure adottate:
- un incremento del rapporto alunni/docenti pari allo 0,20 nel 2009/2010 e di un ulteriore 0,10 per ognuno dei due anni successivi;
- una riduzione generalizzata del monte ore settimanale di lezione: Nella scuola secondaria di 1° grado l’orario settimanale di lezione viene ridotto dalle attuali 32 ore a 29 ore. L’orario obbligatorio di lezione nei licei classici, linguistici, scientifici e delle scienze umane dovrà essere pari ad un massimo di 30 ore settimanali. Per gli istituti tecnici e professionali il numero degli indirizzi di studio dovrà essere opportunamente ridimensionato e l’orario obbligatorio delle lezioni non potrà essere superiore a 32 ore settimanali, comprensive delle ore di laboratorio. La modifica degli ordinamenti si avvierà progressivamente a decorrere dall’anno scolastico 2009/2010 quando non saranno conseguentemente attivate, nelle prime classi, le sperimentazioni attualmente in atto. Si provvederà, recita il piano ministeriale, ad accorpare le classi di concorso con una comune matrice culturale e professionale, ai fini di una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti;
- viene prevista una riduzione di almeno il 30% delle attività di co-docenza e delle attività in compresenza tra docenti di teoria e insegnanti tecnico-pratici di laboratorio, rispetto a quelle previste dagli ordinamenti vigenti;
- sono ricondotte a 18 ore di insegnamento tutte le cattedre di scuola di I e II grado;
- per i centri di istruzione per gli adulti, compresi i corsi serali degli istituti di II grado, verrà ridefinito l’assetto organizzativo-didattico, prevedendo un numero contenuto di materie di insegnamento e legando l’autorizzazione dei corsi stessi al monitoraggio degli esiti finali. Eventuali docenti in esubero non potranno essere utilizzati in corsi o in moduli non ordinamentali.
- si prevede di dare una forte accelerazione al dimensionamento delle istituzioni scolastiche. Si sollecitano, quindi, Regioni e Autonomie locali – che, secondo la vigente normativa, hanno la competenza in materia – ad intervenire attraverso la verifica delle situazioni in atto al fine di dimensionare la rete scolastica, nel rispetto delle disposizioni vigenti, con riferimento sia alle istituzioni scolastiche, sia funzionamento delle sedi di erogazione del servizio.
Tutte queste misure, individuate nello Schema di piano programmatico, si concretizzano nella previsione di un taglio di 87.400 docenti e di 44.500 unità di personale non docente ( -17%) nell’arco del triennio 2009/2011.
Le economie di spesa che si prevede di realizzare, secondo quanto previsto dall’art. 64 delle legge 133, sono le seguenti: non inferiori a 456 milioni di euro per l'anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l'anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l'anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall'anno 2012. Circa otto miliardi di euro, dunque, e di questi solo il 30% (2295 milioni) destinato ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale scolastico a decorrere dall'anno 2010, con riferimento ai risparmi conseguiti per ciascun anno scolastico.
A questo quadro bisogna poi aggiungere la compressione delle risorse finanziarie destinate alle scuole per il funzionamento amministrativo e didattico. Si tratta cioè di quei fondi con i quali le scuole provvedono all’acquisto di sussidi e attrezzature didattiche, all’acquisto di materiale di consumo ( cancelleria, carta, cartucce per stampanti e fax, registri, materiale di pulizia e sanitario, riviste e pubblicazioni ecc.) alle spese postali, al pagamento dei contratti di manutenzione delle apparecchiature e dei programmi informatici per la gestione amministrativa e contabile, al pagamento dei canoni per le reti di trasmissioni per i laboratori informatici, eccetera. Il decreto ministeriale n. 21 del 1 marzo 2007 prevede un finanziamento base di 1.100 euro per circoli didattici, istituti comprensivi e scuole medie, di 1.500 euro per licei classici, scientifici e magistrali e di 2.000 euro per gli altri istituti superiori a cui si aggiunge un ulteriore finanziamento pari al numero degli alunni moltiplicato un parametro indicato dal ministero per ogni scuola, parametro che, per limitarci alle scuole medie - che risultano le più penalizzate - oscilla tra i 2, 46 e i 5 o 6 euro. Il che significa che una scuola media di media dimensione con 500 alunni iscritti può contare su un finanziamento ministeriale di euro 3100 euro ( 1.100,00 + ( 500 x 4 euro) 2000 ). Tutto ciò si traduce nella necessità di far ricorso, in misura sempre crescente, ai contributi delle famiglie per garantire un livello minimo di servizi.
Non rimane che aggiungere, parafrasando il titolo di un celebre romanzo di Primo Levi: SE QUESTA È SCUOLA!
Giampaolo Paladino