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L' Università come sistema

La Campania è la regione con la più alta densità di sedi universitarie. La Federico II ha 5 sedi distaccate; la seconda università 10, tra cui Benevento, dove c’ e anche l’ unisannio, e Salerno; la Parthenope 3. L’ università di Salerno ha , a sua volta, altre 3 sedi e la città ne accoglie anche una del Suor Orsola Benincasa che ha la sua localizzazione principale a Napoli, dove c’ è anche l’ Orientale. In Campania agiscono anche 2 università telematiche, la Pegaso, nel capoluogo e la Giustino Fortunato a Benevento. In tutto vi sono 32 sedi universitarie.

La dispersione delle sedi e dei corsi di laurea è il sintomo, tra le altre cose, della mancanza di reciprocità ed interdipendenza tra gli Atenei e rimanda alle carenze del nostro meccanismo di governance che vuole che le singole università agiscano come monadi, separate le une dalle altre. Ma è anche il sintomo del fatto che non c’ è una politica pubblica nazionale e soprattutto locale che veda le università come un sistema integrato.

La proliferazione di sedi e di corsi di laurea non è un male in sé . Diventa una criticità quando all’ interno di un territorio genera sovrapposizioni inutili o vuoti inspiegabili Gli. interventi basati su tagli generalizzati e drastiche riduzioni risulterebbero però profondamente sbagliati perché il problema non è diminuire la quantità dell’ offerta universitaria e la sua copertura territoriale ma è quello di innalzare drasticamente il grado di integrazione ed interdipendenza all’ interno di questa offerta.

C’ è quindi un livello interuniversitario della sfida per generare qualità della didattica e della ricerca ed aumentare l’ efficienza : le sinergie. Questo livello è ancora quasi del tutto inesplorato. Il suo terreno di applicazione sarebbe la dimensione regionale o quella dei significativi corridoi interregionali, mentre il sistema di governance oggi applicato da tutte le politiche verso l’ università è fortemente verticistico e accentrato, in netta contraddizione con quel processo di decentramento ormai già da tempo avviato in altri campi del sistema pubblico. Basti dire che solo l’ 8 % dell’ intera spesa pubblica per la ricerca viene sostenuto dagli enti locali.

La sinergia significa gestire le scelte all’ interno delle singole autonome università con il criterio di evitare sovrapposizioni e sprechi nel sistema globale degli atenei regionali. Significa costruire terreni di integrazione con l’ obiettivo di collegare e sommare le risorse strumentali e di conoscenza per sviluppare progetti di ricerca comuni, con reciproco vantaggio perché si diventerebbe più attrattivi nei confronti dei finanziatori pubblici , a tutti i livelli, dall’ Europa alla Amministrazione locale e dei finanziatori privati favorendo anche la concentrazione sul territorio di poli produttivi e di servizi avanzati. Le università potrebbero mettersi insieme per dar vita a centri e strutture di alta formazione ( dottorati specialistici, master, scuole di alti studi ), quelli di cui il mezzogiorno è privo, che ciascuna per se non è in grado di costituire per l’ esiguità delle risorse finanziarie e infrastrutturali.

L’ affermazione di una tale prospettiva è legata a due fattori, il primo endogeno e l’ altro politico. Servirebbe una nuova capacità degli atenei di autoriformarsi creando tra di loro una rete di relazioni e di interdipendenze decionali prima e operative dopo che potrebbe avere nella Conferenza regionale dei Rettori il centro di propulsione e la cabina di regia. Occorrerebbe però farne evolvere la missione ed il tono. Servirebbe inoltre, per supportare questo processo, una centrale di elaborazione di idee e proposte da attingere e veicolare da tutto il corpo delle università campane. Potrebbe aiutare in tal senso la costituzione di un Team permanente per l’ integrazione e la qualità formato da due esperti per Ateneo . Questo Team potrebbe interfacciare efficacemente il costituito Comitato Regionale di indirizzo e programmazione previsto dalla Legge regionale sull’ Università e collaborare alla stesura del Programma triennale degli interventi contemplato dalla stessa Legge citata.

Si renderebbe però necessario, parallelamente, sviluppare una più forte e marcata politica pubblica regionale per l’ Università , anch’ essa impostata sulla valorizzazione delle sinergie . Magari concepita anche attraverso la logica dei sostegni selettivi che intanto potrebbero premiare proposte e soluzioni basate sull’ integrazione nella ricerca e nella didattica , soprattutto di alta formazione e potrebbero fornire incentivi a quegli Atenei che decidono di eliminare elementi di sovrapposizione o conflitto con gli altri. L’ Amministrazione regionale, inoltre potrebbe farsi carico efficacemente di promuovere e caratterizzare programmi di integrazione interregionale.

Bartolo Costanzo




  


 fino all'anno scorso ero un contrattista, diciamo che tra contratti, borse di studio, collaborazioni sono stato nell'università dal 1986 a l'anno scorso. Tre concorsi fatti - non vinti- dieci libri pubblicati solo con la mia firma, molta didattica frontale sulle discipline più disparate. Molti miei...

[Continua...]


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