Napoli autoproduce i suoi stereotipi negativi. E’ l ‘unica città al mondo che lo fa , si potrebbe dire con passione, ovvero con dovizia di intelligenze, messaggi organizzati, forme espressive che qualche volta rientrano anche nei circuiti artistici. Concorrono in modo rilevante, è vero, gli strumenti della diffusione mediatica. Ma , su di un altro versante , le agende politiche, nonché le stesse gerarchie di priorità pubbliche, piuttosto che contrastare l’ affermazione senza frontiere del mito della città negativa, spesso lo utilizzano, riciclando nelle arene dove si fa la lotta tra fazioni, componenti e correnti le fisime e i tabù, i tic e i riflessi condizionati che appartengono a questo mito. Gli esempi recenti sono tanti, dalla spazzatura a gomorra , sarebbe lungo elencarli.
Di certo, il riverbero tra lo spietato racconto che la cronaca fa dei mali della città e l ‘ uso strumentale e a volte opportunistico di tale racconto nella lotta politica, ha determinato una circolarità depressiva, dalla quale non riusciamo ad uscire. Tant’ evvero che tutti si attestano sul trovare parte e ruolo in questa narrazione, i leader, i partiti, i movimenti dei cittadini, gli scrittori. Quasi nessuno cerca di smentirla con un atteggiamento fattivo, fosse anche unilaterale. Tale circolarità ormai è sotto gli occhi di tutti. E’ diventata la principale produzione tipica campana. Si scrivono libri a iosa , e tutti di successo, la città con i suoi guai è diventata un caso letterario, forse come non lo è stata mai nella sua storia. I giovani autori napoletani vanno a ruba . E' stato ormai creato un flusso. C' è gente che ha fatto soldi e carriera navigando in questa grande corrente. Riguarda napoletani illustri , ma anche Roma che sul caso Napoli fa tanta politica e tanta televisione.
Si è cosi sviluppato un tracciato descrittivo ed interpretativo pubblico artificioso che ha funzionato da linea di confine. Ha lasciato passare una precisa dimensione di eventi e di problemi , esclusivamente negativi, per altro veri , mentre ha oscurato e messo sullo sfondo gli elementi positivi e di modernità, quindi le tensioni, i conati, le domande ed bisogni ad essi connessi. La città vera è stata interamente sostituita dal fenomeno Napoli.
In questo orizzonte in cui la città è sparita per essere stata ridotta a mera immagine, tutta l’ azione pubblica ha perso il senso delle proporzioni, la concretezza del partire dalle priorità quotidiane, il realismo del promuovere le cose fattibili , la regolarità del fare le cose, come si diceva una volta, passo dopo passo, il gusto per il necessario e l’ indispensabile, la consapevolezza che bisogna rimuovere ostacoli, semplificare regole, alleggerire carichi.
Tutto ciò intacca, riduce, minaccia la vivibilità , che a questo punto diventa la vera questione. Perchè questo overflow di Napoli, trasformata in città evento rende ancora più evanescente la possibilità che possano sorgere ed affermarsi processi pubblici , individuali e collettivi, finalizzati alla creazione e al rafforzamento delle energie positive. Concentrati come siamo nel tentativo vano , perché virtuale , di impedire ai cattivi di esistere , teniamo fermi i buoni sotto una coltre di ostacoli, questa volta reali. Ecco è la radice della invivibilità . Alla quale aggiungiamo l’ avere smesso di mettere in una gerarchia di importanza i problemi, l’ essersi autoesonerati dal definire priorità.
Esempi ce ne sono a iosa : mentre la mobilità è ostruita da cantieri sempiterni che non vedono mai la fine si realizzano campagne napoleoniche contro la sparuta e irrilevante pattuglia dei parcheggiatori abusivi. Mentre i parchi cittadini versano in un degrado visibile a tutti si promulga il ridicolo e direi quasi blasfemo divieto di fumo all’ aperto. Mentre allo stadio può entrare di tutto, mazze, catene, bottiglie, si proibisce il fumo sugli spalti. E tante altre cose simili potrebbero essere citate.
Si potrebbe anche dire che mentre occorrerebbe una visione concreta e unitaria dello stato delle cose che fanno il governo della città , per non sprecare, per concentrarsi sui fenomeni chiave, si insegue invece questo stato di mobilitazione permanente della cittadinanza, una vera febbre, che è l’ altra faccia della antipolitica.
Occorre a questo punto resettare Napoli, per riportare al centro la vivibilità viva, quella che parla e che ci viene incontro ogni giorno e che vediamo con i nostri occhi Bisogna ripensare l’ ordine di importanza delle politiche e dei problemi da affrontare , mettere le soluzioni possibili in una nuova gerarchia di valori e di rilevanza. Affrontare progressivamente l’ affrontabile . Sciegliere e darsi delle priorità. Legare sempre gli effetti alle cause e cercare di intervenire su queste ultime. E, per favore, parlare sempre di contenuti, contenuti, contenuti. Già questo basterebbe , se realizzato , a riconvertire l’ immagine della città. Ma di immagine e città parleremo in un secondo momento.
Proponiamo quindi di costituire , attraverso questa Area Tematica di Energie Nuove, un Osservatorio della rilevanza, coerenza, plausibilità, sostenibilità delle politiche pubbliche per Napoli. Ed un Laboratorio di idee e progetti, proposte e innovazione . Come dire critica dell’ esistente e critica del possibile. Metteremo a disposizione uno spazio in cui pubblicare testi originali ed un forum per interventi e confronti.
Non ci fermeremo qui perché internet da sola non basta. Organizzeremo eventi e confronti non virtuali con le persone interessate.
Bartolo Costanzo