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Circoli ma... non ricircoli

Il  Partito Democratico  non può essere una costellazione di gruppi fiduciari e amicali. Diciamolo subito e con decisione proprio mentre  fondiamo un Circolo , e del tipo più innovativo.  Il pericolo esiste ed è sotto gli occhi di tutti. Non tanto perché si assiste ad un proliferare spontaneo di circoli e di iniziative di aggregazione, di cui anche Energie Nuove è un esempio, ma per il fatto che l’ esplosione , in sé  feconda, di questo fenomeno potrebbe avvenire in un contesto organizzativo e politico  comune ,  indebolito, ancora friabile e non definito. Quello che si vede  è  che nessuno si sta prendendo cura di organizzare,  almeno qui da noi in Campania,  un processo  condiviso che riguardi tutti, aldilà delle diversità e delle diversificazioni.  Nella sostanza, anche in virtù di una richiesta diffusa di partecipazione e protagonismo si stanno definendo ( o si vorrebbero definire ) i nodi della rete, ma la casa  madre ancora non c’ è. Il rischio è che, senza un circuito “centrale” di regole, strutture fisiche, luoghi formali e informali, leader e persone di riferimento  in cui riconoscersi,  si  verifichi una deflagrazione di particolarismi minimi. In altri termini  senza questo  spazio generale fatto di risorse  comuni viene meno il legante che tiene assieme i pezzi e si riduce drasticamente  la capacità di ciascuna tessera del mosaico di  farsi vedere, dire la propria, contare ed influenzare le scelte. Altro che nuovo che avanza. Qui si rischia di  dissipare la promessa di partecipazione.  Oltretutto l’ innesto di forme inedite ed originali di aggregazione e socializzazione politica , fondato sulle identità e le omogeneità , diventa fattore di apertura verso la società solo a condizione che vi sia una struttura di partito vera, che operi la reductio ad unum di questa complessità e che consenta ai cittadini simpatizzanti o iscritti  di accedere alla vita  interna  del PD e al dibattito politico, comunque, anche indipendentemente dalla consistenza e caratterizzazione del segmento di cui fanno parte ( circolo territoriale, ambientale, on line o che dir si voglia ).

Per questo Energie Nuove trova un po’ stucchevole la contrapposizione tra fautori del partito strutturato ( tradizionalisti ) e supporter del partito “liquido” ( innovatori ). Nel senso che, senza un partito adeguatamente strutturato , e seriamente partecipativo al “centro”,  diventa illusoria  e vana la pretesa  di innovare la politica  attraverso la creazione dal basso di circoli e gruppi autorganizzati di cittadini. Perché ogni circolo rischierebbe di diventare un piccolo partitino personale, in cui si confrontano solo i simili e gli  uguali.  Sarebbe una monade e non diventerebbe mai una “cellula” agile e transitiva capace di attirare,  aggregare e rilanciare  risorse umane nella vita  allargata del nuovo partito  . Sarebbe un compartimento blindato, una specie di piccolo partitino in sedicesimo, quasi un salotto. Una frenesia da “iperpolitica”  insomma, per dirla tutta. . Con il risultato di innalzare barriere all’ ingresso della  partecipazione civile molto più alte di quelle che ora rimproveriamo ai cosiddetti partiti personali, frutto del leaderismo





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