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Una nuova agenda politica

Accanto alla riflessione sui destini del Pd, che dev’essere attenta e costante, non possiamo e non dobbiamo dimenticare che bisogna parlare al paese, ai nostri concittadini, ai quali interessa, soprattutto, il futuro dell’Italia. E’ tipico delle sconfitte elettorali l’interrogarsi sul perché della sconfitta. Ma è necessario, al più presto possibile, pensare ad una possibile nuova vittoria.

Per il momento, come si dice in gergo giornalistico, il governo vive la sua luna di miele con il paese. I primi provvedimenti presi, o quasi presi, anche se discutibili sul piano tecnico, si possono condividere sul profilo generale: l’affrontare con maggiore decisione il tema della sicurezza, la questione rifiuti napoletana, l’eliminazione dell’ICI, tassa da sempre odiata.

Meno convincente, anche se molto popolare, l’approccio del Ministro Brunetta, duro nei toni quanto povero di analisi politica e sociologica sulla questione della pubblica amministrazione, di cui discuteremo più approfonditamente nei prossimi giorni.

 Il punto è: come è possibile, allora, uscire dalla situazione di sostanziale stallo della nostra opposizione? Per ora si porta a casa soltanto il generico e benevolo giudizio, dal Papa al Presidente della Repubblica alla quasi totalità della stampa, sul fatto che il Pd si mostra finalmente come un’opposizione critica ma consapevole e cosciente, come si diceva un tempo, repubblicana. Sembra quando alla fine del campionato del mondo, i vincitori dicono agli sconfitti: "Peccato che si assegni una sola coppa, la meritereste anche voi!"

Qualche commentatore comincia a dire che si può uscire da questa situazione solo se si ha la forza di imporre una nuova agenda politica. Come dire: una volta che si è capito che giocando a calcio si perde, proviamo a vedere se possiamo giocare a basket.

 E, per la verità, l’agenda politica potrebbe e dovrebbe cambiarsi. Vi sono problemi molto più gravi e profondi di quelli sin ora agitati ma che non toccano ancora le emozioni di un elettorato oggettivamente poco attento alle analisi sofisticate e rigorose della società contemporanea.

 Pensiamo alla nuova, insorgente, questione sociale che dagli Usa al nostro paese, comincia ad emergere con sempre maggiore forza: pensiamo al cedimento economico e morale dei ceti medi all’impoverimento crescente di larghi settori della società; pensiamo alla crisi dell’informazione, sempre più omologata e banale; pensiamo al processo di unificazione europea, unico baluardo contro la globalizzazione selvaggia, rallentato e svilito da un ottuso burocraticismo; pensiamo alla questione meridionale che nessuno, possiamo affermarlo con sicurezza, nessuno dei commentatori dei grandi organi di informazione, ha lontanamente compreso nei suoi termini reali.

 Ma, per riuscire ad imporre ad un paese una nuova agenda politica, c’è la necessità che un partito elabori una coraggiosa e perspicace analisi politica e costruisca un’organizzazione forte e capillare, capace di ascoltare e di parlare a tutti i cittadini.

Proviamo, dal nostro punto di vista, a proporre qualche idea, ad aprire un dialogo. Tutti sono invitati caldamente ad intervenire.

Accanto alla riflessione sui destini del Pd, che dev’essere attenta e costante, non possiamo e non dobbiamo dimenticare che bisogna parlare al paese, ai nostri concittadini, ai quali interessa, soprattutto, il futuro dell’Italia. E’ tipico delle sconfitte elettorali l’interrogarsi sul perché della sconfitta. Ma è necessario, al più presto possibile, pensare ad una possibile nuova vittoria.

Per il momento, come si dice in gergo giornalistico, il governo vive la sua luna di miele con il paese. I primi provvedimenti presi, o quasi presi, anche se discutibili sul piano tecnico, si possono condividere sul profilo generale: l’affrontare con maggiore decisione il tema della sicurezza, la questione rifiuti napoletana, l’eliminazione dell’ICI, tassa da sempre odiata.

Meno convincente, anche se molto popolare, l’approccio del Ministro Brunetta, duro nei toni quanto povero di analisi politica e sociologica sulla questione della pubblica amministrazione, di cui discuteremo più approfonditamente nei prossimi giorni.

 Il punto è: come è possibile, allora, uscire dalla situazione di sostanziale stallo della nostra opposizione? Per ora si porta a casa soltanto il generico e benevolo giudizio, dal Papa al Presidente della Repubblica alla quasi totalità della stampa, sul fatto che il Pd si mostra finalmente come un’opposizione critica ma consapevole e cosciente, come si diceva un tempo, repubblicana. Sembra quando alla fine del campionato del mondo, i vincitori dicono agli sconfitti: "Peccato che si assegni una sola coppa, la meritereste anche voi!"

 Qualche commentatore comincia a dire che si può uscire da questa situazione solo se si ha la forza di imporre una nuova agenda politica. Come dire: una volta che si è capito che giocando a calcio si perde, proviamo a vedere se possiamo giocare a basket.

 E, per la verità, l’agenda politica potrebbe e dovrebbe cambiarsi. Vi sono problemi molto più gravi e profondi di quelli sin ora agitati ma che non toccano ancora le emozioni di un elettorato oggettivamente poco attento alle analisi sofisticate e rigorose della società contemporanea.

 Pensiamo alla nuova, insorgente, questione sociale che dagli Usa al nostro paese, comincia ad emergere con sempre maggiore forza: pensiamo al cedimento economico e morale dei ceti medi all’impoverimento crescente di larghi settori della società; pensiamo alla crisi dell’informazione, sempre più omologata e banale; pensiamo al processo di unificazione europea, unico baluardo contro la globalizzazione selvaggia, rallentato e svilito da un ottuso burocraticismo; pensiamo alla questione meridionale che nessuno, possiamo affermarlo con sicurezza, nessuno dei commentatori dei grandi organi di informazione, ha lontanamente compreso nei suoi termini reali.

 Ma, per riuscire ad imporre ad un paese una nuova agenda politica, c’è la necessità che un partito elabori una coraggiosa e perspicace analisi politica e costruisca un’organizzazione forte e capillare, capace di ascoltare e di parlare a tutti i cittadini.

Proviamo, dal nostro punto di vista, a proporre qualche idea, ad aprire un dialogo. Tutti sono invitati caldamente ad intervenire.





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